Grazie al progetto e all’impegno delle nostre persone a Gaza e alla collaborazione con un’organizzazione partner locale, abbiamo distribuito pacchi alimentari a 150 famiglie sfollate nel nord della Striscia, tra Gaza City, Jabalia e Beit Lahia. Ogni pacco conteneva circa 8 chili di verdura fresca – pomodori, cetrioli, melanzane, zucchine, fave e cipolle – coltivata all’interno della Striscia, in quei pochi appezzamenti di terra agricola ancora utilizzabili, risparmiati dalla devastazione dei bombardamenti. In un contesto in cui la popolazione è sottoposta da oltre un anno e mezzo a fame estrema, e si nutre quasi esclusivamente di cibo in scatola, la distribuzione di verdura fresca ha rappresentato non solo un aiuto materiale, ma un gesto di cura, dignità e vita.
Accanto all’intervento umanitario, il progetto ha visto l’attivazione di un ampio lavoro di rete e di advocacy: abbiamo messo in connessione realtà locali, mobilitato energie solidali, e lavorato per sensibilizzare la società civile sull’urgenza della situazione. Abbiamo voluto dare voce a chi, nonostante tutto, continua a credere nella pace, nella solidarietà internazionale e nella possibilità di costruire un futuro più giusto. Insieme, affermiamo che la cooperazione non è solo risposta all’emergenza, ma atto politico e umano di resistenza collettiva.




