Grazie al progetto è stato attivato un sistema integrato di protezione, supporto e tutela, che ha coinvolto attivamente 1.413 minori e 2.148 donne e adolescenti, rifugiati e giordani, a rischio di violenza di genere (GBV), lavoro minorile e abbandono scolastico.
Attraverso servizi educativi, supporto psico-sociale, campagne di sensibilizzazione e interventi di case management, sono stati promossi percorsi di empowerment individuale e collettivo. Sono stati creati spazi sicuri dove bambini, adolescenti e donne hanno potuto sentirsi protetti, ascoltati e valorizzati. Inoltre, sono stati attivati referral per l’accesso a cure mediche (460 persone) e per il supporto documentale (568 persone), promuovendo l’autonomia e l’inclusione.
Un ruolo chiave è stato svolto anche dalla formazione di 31 operatori su approcci inclusivi e sensibili al genere, con l’obiettivo di rafforzare la qualità e l’accessibilità dei servizi.
Offrendo opportunità concrete di relazione, cura e apprendimento, il progetto ha contribuito a rafforzare la resilienza e l’empowerment delle persone coinvolte, ponendo le basi per una comunità più coesa, consapevole e capace di attivarsi nella protezione dei diritti delle persone più vulnerabili.







