Nel triennio sostenuto dal Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo, l’area municipale di Divjake è stata al centro di un articolato percorso di educazione, protezione e partecipazione, sviluppato attorno all’Urban Lab come spazio di riferimento per minori e donne vulnerabili. Nel corso di tre annualità consecutive, Urban Lab si è progressivamente strutturato, ampliato e radicato nel territorio, con un crescente coinvolgimento della comunità e delle istituzioni locali.
Nella prima annualità l’avvio del progetto ha permesso di strutturare l’offerta dei servizi educativi e sociali offerti dal centro polifunzionale (Urban Lab) a Divjake, offrendo supporto psicosociale ed educativo a donne e minori tra i 10 e i 18 anni. Le attività hanno incluso corsi di formazione, informatica, animazione, consulenza psicologica per donne a rischio e campagne di sensibilizzazione contro la violenza di genere. Il centro si è configurato come spazio di riferimento per la partecipazione comunitaria e la promozione dei diritti nelle aree marginali.
Nella seconda annualità l’intervento si è consolidato in un sistema integrato di servizi territoriali per la protezione dei minori e delle donne. Sono stati attivati centri estivi, sportelli per la prevenzione dell’abbandono scolastico e percorsi formativi per operatori. L’Urban Lab è stato riconosciuto come centro per la formazione professionale giovanile (con iniziative come la ciclo-officina), mentre è stato lanciato un primo programma di educativa di strada.
Di rilievo anche l’attivazione di un tavolo territoriale multi-attore (Comune, scuole, parco nazionale, associazioni, gruppi di categoria) e il coinvolgimento di quasi 3.000 persone in eventi comunitari. Il progetto ha contribuito all’integrazione delle istanze femminili nei programmi comunali, rafforzando il legame tra cittadinanza attiva e istituzioni.
Nella terza annualità grazie al programma è stato introdotto e avviato in modo strutturato il modello di educativa di strada, con un approccio di ricerca-intervento nei contesti più vulnerabili. È emersa una forte povertà educativa e materiale, con oltre metà dei minori coinvolti in attività lavorative precarie. Le attività hanno incluso laboratori linguistici e pratici, corsi di italiano, Summer Camp, eventi territoriali e percorsi partecipati di tutela ambientale (piantumazione di 600 alberi, pulizia dei boschi, raccolta plastica), con i minori protagonisti attivi. Il Parco Nazionale di Karavasta e la rete di stakeholder hanno svolto un ruolo chiave nel percorso di capacity building e nel consolidamento di una visione educativa condivisa.
L’intero ciclo progettuale ha delineato un modello di intervento replicabile, capace di integrare educazione, protezione sociale e partecipazione giovanile. La continuità e la coerenza tra le tre fasi hanno permesso di costruire ponti solidi tra i bisogni delle persone vulnerabili e le risorse del territorio, attivando processi duraturi di cambiamento sociale e culturale.